1° Dicembre Giornata mondiale contro l’AIDS
Posted: Dicembre 1st, 2011 | Author: d'aria | Filed under: il sesso degli altri | Commenti disabilitati su 1° Dicembre Giornata mondiale contro l’AIDSSommossa. Sit-in. Diritti o privilegi?
La questione mi aveva già solleticato in altre occasioni. Mi piacerebbe mettere nella stessa stanza un giurista, un idealista combattivo e un concreto commercialista per vedere cosa ne salta fuori.
Cos’è un diritto? E quando diventa un privilegio? Immagino che prima delle poco nobili darionidi qualche mente si sia arrovellata sull’argomento. La situazione di oggi rinverdisce il medesimo disagio che avevo avvertito forse un paio di annetti fa, comodamente seduta nel dehor del caffè Nordest all’isola, mentre mi confrontavo con altri lavoratori precari.
Sono precaria, sono libero professionale. Immediatamente le parole “libero-professionale” si associano nella mente altrui a concetti quali soldi- ti scarichi tutto- non paghi le tasse. Come al solito nella repubblica delle banane di soggetti corrispondenti a questa triade ne troviamo a iosa, dall’imprenditore con il Cayenne spiattellato sui giornali ai più fashion D&G che si permettono pure di minacciare di lasciare l’Italia, paladini del disgustoso “sono ricco, sono famoso, faccio quel cazzo che mi pare, prova a fermarmi”. Ma senza andare tanto in alto nella lista delle entrate, sappiamo benissimo che la logica del furbo, del mi arrangio da solo perchè lo stato non mi aiuta e cerca di fregarmi, è assolutamente insita dentro la maggior parte di noi, anche quando andiamo a farci la ceretta e paghiamo meno senza ricevuta. Attenzione. Il “chi è senza peccato scagli la prima pietra” non diventi una giustificazione meschina. Chiamo sul palco l’ormai introvabile “senso della misura”. Un conto è non farsi fare lo scontrino dall’estetista, un conto evadere cifre esorbitanti. Significa mettere da parte “il principio” in favore del “compromesso”? Forse sì. Ma ho l’impressione che con le questioni di principio non si riesca ad andare avanti. Hai voglia a dire all’alcolista non devi bere. Forse meglio dirgli bevi meno, se vuoi ottenere progressivamente qualcosa. Io, nel meraviglioso mondo del “sesso degli altri” lavoro così. Ma sto divagando terribilmente.
Sono precaria, sono libero professionale, pago le tasse, pago in nero l’estetista, talvolta faccio questioni di principio, talvolta preferisco il compromesso.
In questo scenario, un amico, precario, ma con stipendio decisamente inferiore al mio, mi definisce una privilegiata. Che mi lamento a fare mi dice. Già che mi lamento? Sul mio contratto di collaborazione c’è scritto che sono tenuta a fare 30 ore settimanali, ho un esubero di 700 ore roba che potrei rimanere a casa, fammi pensare, 5 mesi ed avere diritto comunque al mio stipendio. Peccato che il ricatto latente sia: brava pocaterra che mi fai ore in esubero, così mi viene voglia di rinnovarti. Altre garanzie non ne ho, se non lo sguardo sadicamente soddisfatto di chi ti vede lavorare oltre il dovuto. Per carità, non lavoro in miniera e faccio la mia vita tranquillamente. Ma il ricatto c’è. Sordido.
Mentre il mio amico precario mi da della ricca piagnucolosa che non pensa a chi guadagna 600 euro al mese in nero, mi si rivolta un po’ lo stomaco e penso. Visto che il sistema lavorativo fa acqua da tutte le parti, visto che sul tavolo troviamo merda, dobbiamo mangiare la merda e dire che è anche buona? Io, con il mio contratto libero professionale, sospeso a un filo ed esposto alle fluttuanti idee primariali, sostenuto dal mio chinare la testa, privo per definizione di qualsiasi garanzia sul futuro, su malattia e maternità, sto puntando i piedi per un diritto o per un privilegio?
Stessa diatriba all’ambulatorio MTS (malattie trasmesse sessualmente) di Sesto San Giovanni, dove mi dissero “effettuerai visite ambulatoriali in una struttura destinata alla chiusura. Il tuo compito è gestire la transizione agganciando i pazienti nelle strutture di riferimento di Milano e dintorni”. Bravi i neuronini del darione che attivano velocemente le connessioni e accendono un cartello luminoso nell’anticamera del lobo temporale con scritto “ACHTUNG, attaccati al muri prima che ti arrivi questo siluro nel posteriore”. Ma poi c’è la solita questione delle 700 ore in esubero, il ricatto sordido e ci mettiamo pure il fottutissimo superIo che si diverte a cimentarsi nelle situazioni di frontiera per non dispiacere agli altrettanto fottutismi “others”. Nel concreto
– Ambulatorio situato geograficamente tra il serT e il NoA (ci manca giusto il rock and roll e siamo a posto)
– A Sesto San Giovanni, medaglia d’oro della Resistenza
– Pazienti inferociti per la riduzione di orario e la promessa di chiusura di una struttura decentrata sul territorio che li ha coccolati fino all’arrivo, appunto, di quella stronza della Pocaterra ( bbboni ragazzi, guardate che qui mi ci ha messo il mio primario…sapete la sanità e tutta la gestione pubblica in Italia è un po’ una questione di favorini qui e là, uno gli ha chiesto una mano, lui ha risposto con un bel “che problema c’è” così intanto allargava il suo bacino di utenza, chiedeva soldi per finanziare il progetto e poteva in futuro chiedere in cambio il favore concesso…les jeux sont fait tant c’è la pocaterra con l’elmetto e lo scudo in mezzo ai pazienti agguerriti)
– Per completezza la petizione degli utenti di SSG pubblicata su internet
Un accordo siglato tra ASL di Milano e ASL di Monza nel marzo 2010 prevede la CHIUSURA DEFINITIVA del SERVIZIO MALATTIE A TRASMISSIONE SESSUALE di Sesto San Giovanni: la delibera della ASL di Milano n. 564 del 26/03/2010 stabilisce infatti di chiudere entro il 31/12/2010 questa struttura che da oltre 10 anni opera nel territorio, come punto di riferimento di unʼutenza (circa 800 pazienti) residente prevalentemente in questo territorio.
Una struttura sanitaria pubblica di eccellenza, dotata di un’equipe interdisciplinare di operatori, che si occupa della prevenzione e della cura delle malattie infettive, in particolare di quelle trasmissibili sessualmente (epatiti, sifilide, gonorrea, HIV) spesso in sinergia con altri servizi (Igiene Pubblica, Servizi della Dipendenza, ecc.) su cui la Regione aveva investito non molti anni fa con un finanziamento ad hoc di circa 3 miliardi di vecchie lire.
Offre il suo servizio qualificato alla popolazione gratuitamente, con accesso facilitato e garantendo l’anonimato per una utenza complessa e fragile come ad esempio quella affetta da patologie HIV/AIDS correlate. Ma, cosa ancora più importante, distribuisce gratuitamente farmaci per il trattamento dell’infezione da HIV.
Ci troviamo di fronte ad una decisione tanto più grave quanto anomalo è stato il percorso che ha condotto a questo ulteriore smantellamento di un pezzo di Sanità Pubblica: con la costituzione della Provincia di Monza e Brianza la Legge Regionale 11/08 ha determinato il trasferimento, dal 1 gennaio 2009,di tutte le strutture sanitarie presenti nei Comuni del Nord Milano, dalla ex ASL di Monza a quella di Milano.
Alcune postille
– Siamo a fine 2011. La chiusura è stata posticipata per interpellanze varie che hanno coinvolto anche il sistema politico con conseguente amplificazione del sistema favorini-favoretti e allontanamento inesorabile dal problema concreto, quello medico, di cura
– Dalle parole scritte sembra che al di fuori di questa struttura non esistano equipe interdisciplinari e che i farmaci antiretrovirali vengano fatti pagare al paziente
– Io credo ancora fermamente che la storia dell’utenza fragile e complessa riferita ai pazienti HIV sia da smantellare progressivamente. Perché? Perché crea un auto ghettizzazione e amplifica lo stigma sociale che la malattia ancora si porta dietro. Perché non è solo l’HIV che discrimina ma piuttosto il fatto che si tratti di omosessuali, transessuali, tossicodipendenti. L’effetto è sinergico. Ma parliamoci chiaro. Nella nostra società ha più diritti l’eroinomane con l’epatite C o il fotografo gay sieropositivo? Siamo sicuri che sia soltanto questione della malattia?E ancora, gran cavallo di battaglia…il fatto che un sieropositivo di 20 anni, assolutamente abile al lavoro, possieda un esenzione che gli permette di avere accesso gratuito a tutte le prestazioni sanitarie non stride con il fatto che altre patologie croniche abbiamo delle (giuste) limitazioni?
Sarà mica ancora una questione di diritto e privilegio?
