Altan: La bilancia è un segno di merda, basta un niente e si squilibra

Jorge e Manu

Posted: Febbraio 10th, 2014 | Author: | Filed under: solidaria planet | Commenti disabilitati su Jorge e Manu

lisboadakar

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A volte ritornano…
Non si può certo dire « a volte ripartono» perchè di ripartenze ce ne sono state, di transcontinentali, di sentimentali, di psicopsichiatriche, di lavorative. Insomma ci starebbe un bel pezzo che inglobi le varie sezioni de Le darionidi ma non è tempo. Semplicemente non è stato. E ora ripercorrere quello che è stato ha un sapore diverso. Siamo nel pieno del trip del «qui ed ora» quindi è tempo di Jorge e Manu, protagonisti indiscussi della mia Lisbona all’aglio.

Per ora…

Pochi giorni spinti dalla voglia di viaggio, dalla curiosità di una città che mi ha sempre attirato sulla carta e di cui non so niente. Pura curiosità.
Voglia di viaggio?
Beccati la tempesta all’arrivo in aeroporto. Assapora i vuoti d’aria accompagnati dalle grida dei passeggeri. Una tedesca tenta pure di prenderti la mano in uno slancio di disperazione mentre il trabiccolo su cui siamo seduti sprofonda verso terra di qualche centinaio di metri. Sudo, ho la nausea e mi chiedo chi me lo ha fatto fare. Fisso lo sguardo di porcellana della hostess che non si scompone mentre in cabina si spengono le luci e volano mani in aria alla ricerca di un appiglio. Toccare terra ti fa venire immediatamente una gran voglia di vomitare in santa pace e ti accende la claustrofobia. Poi pensi che tra 3 giorni dovrai risalire su questa bella giostra e ti scappa il bestemmione. Ma quale metro e viaggio low cost… io adesso mi piglio un bel taxi che mi porta veloce veloce all’ostello.

Lisbona per me ha il sapore dell’aglio e l’odore del cibo per strada.
Sì certo, il fado, i tram gialli e le stradine in salita.
Ma l’aglio stende qualsiasi cosa. E persiste come l’odore di cibo. Ti accompagnano per la giornata. Il tram passa e va, il fado ti entra nelle orecchie e lentamente si spegne quando giri l’angolo. Ecco, anche le ginocchia dolenti sono un elemento persistente se inizi a camminare alle 930 e ti fermi solo alle 18. Conclusione: se hai problemi di menisco e non ti piace l’aglio cambia meta, godresti solo la metà.

Cammina cammina arriva il momento meditativo. Non c’è niente da fare. Acqua, vento, orizzonte ti proiettano immediatamente nel personaggio contemplativo che disquisisce tra sè e sè sull’universo, anche se invece stai semplicemente e banalmente pensando alla considerevole persistenza dell’aglio mangiato la sera prima. Sono ripetitiva ma credo sia efficace nel trasmettere la sensazione. Ti devi rassegnare donna che viaggi sola. Se ti siedi di fronte al fiume che sembra già oceano, anche se hai lo zainetto in spalla e sei vestita da muratore, anche se sei lì per farti una montagna di affaracci tuoi, il mondo esterno non capisce. E pensa che tu ti senta sola.
Mentre sei lì che passi la lingua sulle gengive cercando la centesima cicca alla menta forte, arriva Jorge. Oddio, ancora non sai che si chiama Jorge. Allora diciamo così. Arrivo sto vecchio, magro, con il viso segnato dal vento e dal sole. Pare quasi un cantautore con la sua giacchettina di pelle. Si avvicina mentre tu stai ridacchiando guardando una coppia che tra i gabbiani della spiaggia sta facendo petting estremo. Ecco cos’è…è la risata che ti fotte, che ti piazza immediatamente nel palmares delle donne sole e disponibili. Questo Jorge lo sa, ma io che vedo davanti a me solo un vecio non lo immagino neppure e quando si avvicina mostro il rispetto che si addice a codesta categoria di persone. Respect the vez insomma…
Jorge parla solo portoghese, ma io  io cerco comunque di conversare amabilmente pensando che a volte magari essere in pensione è dura, ci si può sentire soli, si ha voglia di chiacchierare o ancora meglio, trasmettere le proprie conoscenze ad altre generazioni. E io sono sempre aperta alle nuove conoscenze. Questo l’ho imparato in Laos. «Stai aperta» mi diceva Claudiana. E funzionava. Il qui ed ora si arricchiva, la strada si disegnava all’istante senza bisogno di prefigurarsela, di programmarsela. E dopo tutto questo insegnamento io che faccio? Devo allontanare il vecio? Macchè, cerco di comunicare come meglio mi riesce, mi arrabatto e gli faccio pure delle domande.
Poi Jorge mi chiede se può lasciarmi il suo indirizzo, così magari gli spedisco una cartolina. Ora, io sarò anche la regina delle fesse ma questa è una cosa molto tenera e in un mondo che va come dovrebbe andare sarebbe quasi commovente.
Certo Jorge. Mi metto il biglietto in tasca. C’è vento e ho il sole in faccia e i capelli mi coprono il viso. Mentre faccio il gesto di scostarmi la tenda dalla fronte, faccio in tempo a vedere il buon vecchio Jorge che con gesto felino cerca di mettermi la lingua in bocca. Manco fossimo in discoteca a 14 anni. Cazzo Jorge hai sbagliato periodo. Non mi puoi fare l’adolescente in pensione. La cosa mi infastidisce alquanto ma sempre per il recondito respect the vez io mi allontano con una mossa di collo repentina e dicendo NO NO gli tendo la mano. E cordialmente lo saluto. Grazie e arrivederci.

Mi vien da ridere un bel pò. Sono un pò turbata ma mi viene da ridere, soprattutto al pensiero della mia assurda uscita di scena. Così cerco una nuova meta. A sto giro la cerco bene però. Sono sempre sul lungofiume quindi Daria occhio perchè il setting è sempre lo stesso. Coppia di ragazzi del pakistan, scusatemi, non voglio fare la razzista, ma voi se vi ci mettete potete diventare dei grandissimi asciugoni… via, oltre i pakistani…ecco mettiamoci vicini a questo tedesco qua che sicuramente non mi attacca la pezza…ecco, perfetto, mi siedo e quando nessuno mi vede scoppio a ridere al pensiero di Jorge e dei suoi calori.
Niente, non c’è tempo per la pace. E’ il momento di Manu.
Senegalese, classico, qualche monile al collo e altri ai polsi o tra le dita. Penso «questo me lo fumo in cinque minuti, quando capisce che non gli compro niente se ne va e torno alla montagna di affaracci miei che ancora stanno qua ad aspettare di essere affrontati». Prima che io apra bocca, lui mi chiede se sono italiana. In italiano. Mi ha già fottuto. In due secondi è seduto di fianco a me e rolla. E inizia lo show. Manu ha 40 anni, ne dimostra 10 di meno. Parla il portoghese, l’italiano, l’inglese, il francese, l’olandese e il tedesco. Ha studiato all’università di Montpellier, che ha mollato dopo 2 anni. Ha viaggiato in tutta Europa. Spazia dal Leoncavallo (yo man!) all’isola d’Elba, dal terremoto dell’Aquila ai bar razzisti di Cremona. Mentre mi parla di tutti i paesini dell’Emilia Romagna che conosce, mi dice che ha incontrato a Lisbona Fassino. Piero Fassino. E lo descrive bene. Dice «quello magro magro, con pochi capelli…Dai il sindaco di Torino». Poi mi spiega che ha anche visto la Gelmini. Ora, io sarò sempre l’arcidiacono delle fesse ma uno non può bluffare sulla Gelmini. Impallidisco quando mi dice che in Italia c’è stato due anni dal 2001 al 2003. E sta Gelmini da dove me la tiri fuori? Ovviamente lui mi risponde che legge le news su internet. Manu, anche io «leggo le news su internet» ma un tale livello di approfondimento in politica estera non l’ho mai raggiunto (politica estera? Gelmini? ma cosa sto dicendo…che vergogna).
E Claudiana che mi dice «stai aperta»…
Allora vediamo un pò che mi racconta il senegalese erudito. Due ore di discorsi durante le quali Manu prende le sembianze  di (nell’ordine) Giulietto Chiesa, Branko, Sai Baba, Jung, Bob Marley e Youssou Ndour. Non mi vende niente e mi offre il caffè.
Mah. Qualcosa non mi convince fino in fondo mentre continuo a ripetermi che non devo avere pregiudizi. Quel qualcosa sono i suoi denti. O Manu ha seri problemi di igiene orale o mastica coca. Mi concentro sul gravoso problema del tartaro nella razza senegalese e lascio perdere la coca. Ma ogni tanto i suoi discorsi prendono una velocità e una deriva che mi riaccendono l’idea di una schizofrenia sottostante slatentizzata dall’abuso di sostanze. Sto lì, lo ascolto, mi inserisco, parliamo dell’accettazione dell’altro e mentre dissertiamo raggiungiamo la piazzetta dove lui si ritrasforma in venditore ambulante.

Certo, poi mi chiede anche il numero e dopo che io glielo do dicendo che non ho intenzione di uscire, mi da un pò il tormento con i messaggi… ma preferisco fermarmi alla piazzetta e ai problemi di tartaro.