Traslochi
Posted: Dicembre 18th, 2012 | Author: d'aria | Filed under: squilibri | 2 Comments »
Uuuuh finalmente basta pipponi psicoanalitici, deliri di onnipotenza e concentrati di rabbia frullati all’occasione. Parliamo di traslochi.
E vi frego.
Perché le metafore sono una delle mie figure retoriche preferite.
E vi incanalo direttamente nella sezione squilibri.
Partendo da un’ammissione che nasce da una presa di coscienza.
IO SONO UNA PERSONA ESTREMAMENTE ANSIOSA.
L’ho detto. E ora può sollevarsi anche il coro gratuito di ovazioni al vaso di Pandora o all’acqua calda se preferite l’immaginario popular a quello intellectual.
Posso pure dire di essere stata nutrita a pane ferrarese e ansia. Le buone abitudini si coltivano fin da piccoli, si trasmettono all’infante nel periodo della crescita e se troveranno terreno fertile le potremo vedere animarsi, conformarsi, delinearsi e conficcarsi saldamente nel comportamento quotidiano o nella visione del mondo.
L’ansia è la mia fedele compagna. Quella che mi manda in confusione. Quella che nutro con minuzia e passione. Quella che mi accelera i pensieri.
Funziona più o meno così.
Diciamo che fondamentalmente le mie aspettative, che definirei napoleoniche e rivolte verso qualsiasi ambito della vita sociale, affettiva e lavorativa, fanno sì che io pretenda e mi aspetti che tutto vada come voglio io. Mi sono convinta che io posso eliminare il fottutissimo fattore imprevedibile che puntualmente fa capolino nelle giornate degli esseri umani e della natura in generale. Poveri voi che non avete sufficientemente sviluppato la vostra materia grigia per permettervi di controllare il flusso degli eventi a vostro piacimento…io sono diversa! Povero Napoleone che si è preso una mazzata sui denti nella Campagna di Russia. Gli sarebbe servito un consulente strategico…
E’ chiaro che una mente che si ritiene in grado di fare questo architetta piani faraonici per il suo avvenire. Piani perfetti. Definiti in ogni singolo particolare. Nulla è lasciato al caso, al fottutissimo caso.
E’ oltremodo chiaro che tanto più si alza la posta in gioco, tanto più aumenta la possibilità di fallimento. E questo genera nel meccanico e splendente ingranaggio uno scricchiolio. E’ lei, l’ansia che si insinua.
Tu pensa solo che figura di merda ci fai se dall’oggi al domani ti convinci che ti eleggeranno Papa e questo non succede. Minchia. Mi viene l’ansia. Perchè fino all’ultimo ci proverai, cercherai di arrivare all’obiettivo dimenticando che per esempio, non sei manco cresimata e magari questo potrebbe creare un problemuccio
E allora che fai?
Non puoi restare in confusione, in balia dei pensieri e delle sensazioni.
Semplice. Controlli. Usi la testa e pianifichi, organizzi, sezioni, indicizzi. Che meravigliosa sensazione quella generata dalla visione di una lista a punti che ti permette come un lumicino in un labirinto di avvicinarti alla via di uscita. Primo punto: cresimarsi…
Il problema è che certe cose possono assoggettarsi al processo di razionalizzazione e altre no. Sono comunque convinta che una parte di problematiche abbia una soluzione quasi matematica, che non prevede, o almeno non in porzioni significative, il caso. Poi magari più avanti ritratterò il tutto.
Devi fare la spesa?
Ti organizzi. E lo fai.
Certo, ti puoi pure trovare la macchina sfondata da un platano che in quel preciso giorno ha deciso di stendersi al suolo senza alcun apparente motivo se non quello di impedirti di scorrazzare nei vialoni dell’esselunga, les champs elysèe del consumatore.
Ma generalmente puoi controllare o prevedere ragionevolmente gli eventi.
Il problema è che se quello che devi fare non è la spesa ma qualcosa di meno pratico e più elaborato, tipo costruirti una vita, trovare un lavoro, coltivare amicizie e stare al mondo in generale, non puoi pensare che tutto possa risolversi con un algoritmo unidirezionale.
Temo di essermi accorta che il darione invece questo secondo passaggio l’aveva rimosso.
Orbene, a questo punto le situazioni ansiogene, ossia quelle che prevedono la possibilità di un fallimento, si moltiplicano esponenzialmente. A meno che il darione non si limiti a trascorrere i prossimi 40 anni tra il banco frigo e l’allettantissimo settore nutrizione bio…
Ma abbiamo una ruota di scorta. Eccerto, semo mejo de Napoleone o no?
La ruota di scorta è il trasloco, ossia lo spostamento dell’ansia su un altro scenario più gestibile. Penso ad uno spettacolo teatrale in cui l’attore, sempre lui, vede scorrere dietro di sé cambi di scenografie. L’ansia della morte è difficilmente risolvibile con un algoritmo. Così come l’ansia della solitudine, del fallimento, del dolore. Cosa fai? Una freccina che parte dal quadratino “soffri?” e che si dirige ineluttabilmente nel quadratino “ ma no, dai…sorridi che la vita è bella”? Molto meglio caricarsi di tutta quest’ansia incontrollabile e spostarla in un ambito più terra a terra. Basta scegliere qualcosa della vita quotidiana. I colleghi di lavoro così come la scomparsa della vostra marca di yoghurt preferito dall’ormai sovracitato bancone frigo. A quel punto il gioco è fatto. Tutta l’ansia, sicuramente spropositata, nata in altri scenari si convoglia sullo yoghurt. E ora, individuato il campo da gioco, le possibilità sono due.
Se va bene, trovi lo yoghurt da un’altra parte e torni a casa serena, soddisfatta della tua soluzione razionale.
Se va male ribalti la cassiera di turno riproducendo lo stesso disagio che ben altre situazioni, lasciate nascoste nell’incoscio, avevano generato. Lei è lì, con il suo bel completino e cuffietta che sorride di fronte al tuo accanimento per il fantomatico yoghurt e non sa che mentre tu pronunci con incompresibile enfasi parole come “marca, ecocompatibile, sapore, fermenti” in realtà non sono altro che la trasformazione razionale di “famiglia, lavoro, procreazione, stima”. Come dire. Se sono in ansia perché mi sono accorta che queste ultime cose non dipendono solo dal mio raziocinio, capisci perchè vorrei impiccarti, tu, che manco al supermercato mi lasci essere padrona della mia volontà?
Lei ovviamente vede solo una pazza isterica che parla di latticini come se fossero nati dal suo utero. E questo ti fa ancora più incazzare.
Capire il meccanismo del trasloco è illuminante quanto frustrante. Indovina un po’? perché ancora una volta ti genera ansia, ti mostra vulnerabile.
Ora devo solo trovare un modo per eliminare o affievolire (ma non sotterrare, no…quella daria E’ R I M O Z I O N E) l’ansia di partenza.
Dite che fare le torte aiuta?

dico che lo xanax aiuta 😉
ed anche le ferie aiutano!
Fare le torte può aiutare… solo se ti avvicini alla montagna di ingredienti con la sana voglia di partecipare e senza la smania di vincere sulla precisione… ma se ad un certo punto estrai il righello… perché la lunghezza delle sfoglie sia esattamente la stessa… allora è meglio lasciar perdere! (riferimenti a fatti e persone sono puramente casuali ;))