Posted: Aprile 30th, 2012 | Author: d'aria | Filed under: solidaria planet | Commenti disabilitati su Si Va a Si Po

Tre giorni a Hsipaw, paesino rurale molto gettonato dai viaggiatori lonely planet e, nonostante questo, perla di autenticità con le sue strade polverose, le campagne coltivate e i contadini pronti come sempre a un sorriso, sincero.
Fa bene all’animo. Per me che ho sofferto la città con il suo caldo appiccicoso, l’odore di gasolio e la relativa frenesia, mi fa subito sentire arrivata. Per questo ho pressato i tempi per arrivare. Viaggio della speranza: un bel 12 ore di nave lenta, peraltro comoda, seguiti da un arrivo a Mandalay, il purgatorio. Stop di 9 ore dalle 18 di sera alle 3.30 della mattina. Che si fa? Si approda e ci si fionda alla stazione per procacciarci i biglietti del treno per la notte stessa. La follia birmana fa si che il biglietto si possa pagare solo in dollori. Prima mazzata. Cerchiamo di trattare allo sportello, ma qui non hai mai la soddisfazione di riuscire a scalfire l’animo sereno e cordiale dell’impiegato di turno. Continua a sorridere e a ripeterci con un’ amabile cantilena che no sir, we accept only dollars…bene, cambiamo allora la valuta locale in dollars e riusciamo a comprarci il biglietto. Sono le 20, che si fa? Si cerca di mangiare. Qui andrebbe aperto l’opportuo capitolo sul cibo birmano ma credo che al termine dei 21 giorni il mio stomaco permetterà alle dita di scorrere più veloci sulla tastiera per affrontare con la dovuta ironia l’argomento. Quindi si mangia. In uno dei migliori posti in cui abbiamo mangiato. Sì , è vero, siamo praticamente a digiuno da 1 giorno e ci andrebbero bene anche le cicale fritte, ma il baraccone che ci ospita mi scatena ondate di buonumore. Zeppo di birmani, tutti incantati da una tv che ci propone la classica partita di calcio inglese. Il cibo, la birra, la predominanza del sesso maschile che scruta i due turisti e la visione di Balotelli ci permette anche di sghignazzare all’italiana. Le elezioni sono andate bene e a testimoniare la felicità, seppur illusoria, dei birmani, ci sono i nostri vicini, con il tavolo coperto da bicchieri vuoti di birra, gli occhi lucidi e il tono di voce più alto del normale. Il rituale della vestizione inizia con una fascia rossa per Gianluca e un fantastico cappellino griffato MUST BE WIN ( le libere traduzioni in inglese qui hanno dell’esilarante) per me. Foto di rito. Birra offerta. Si suda, si mangia, si beve in questo capannone illuminato da un generatore che fa un bordello tremendo. Ma tutto mi piace.
Poi l’illusione.
Un albergo. Sembra anche figo. Uno sguardo di intesa e decidiamo di lanciarci nella spesa folle per riposare qualche ora, per fare un doccia, per prepararci alle prossime 12 ore di treno. Entriamo. Sembra il paradiso. Ci aprono pure la porta. Ma niente. No rooms available.
Cerchiamo di alimentare ulteriormente l’illusione facendoci trascinare su un risciò da un nonnino che non ha paura di portare i nostri 140 kh + bagaglio. Si cappotta. E te pareva. Ma andiamo avanti albergo dopo albergo alla ricerca dell’oasi di ristoro. Però spingiamo noi, sia il risciò che il vecchietto perché è penoso farsi trascinare in salita da uno scheletrino, seppur sorridente
Quello che troveremo era ben fuori dalle mie aspettative.
Vampiro all’ingresso. Sorridendo ci propone una stanza per 15 dollari che trattiamo fino a 12. Non la vogliamo neanche vedere, siamo esausti. Con la certezza di chi potrebbe dormire ovunque, entriamo nel tugurio. Non è un tugurio, è peggio. E non è vero che puoi dormire ovunque…
E vabbè. Mi schianto sul letto. Che è corto. Eccheccazzo. Vabè vado in bagno. Mi faccio una doccia con gli occhi chiusi. In queste situazioni sei anche felice soltanto della soddisfacente pressione del getto d’acqua. Solo questo riesco a salvare. Al ritorno in stanza mi sembra di soffocare. Zanzare in ogni dove. Non dormo. Cazzo sono le 23. Prendo il cuscino e mi sbatto su una panca sul balcone. Zanzare a tanfonella. Risciò musicali che fino alle 3 suonano imperterriti il meglio di 50 cents e Beyoncè. E nessuno che li caghi. Ma allora a che pro tutto sto bordello? Nel fratttempo guardo in strada e sulle panche tutti i birmani dormono scacciandosi come degli automi le zanzare con un ventaglietto. Loro riescono a farlo anche mentre dormono. Loro. Io non chiudo occhio e benedico l’arrivo delle 3 del mattino, quando finalmente possiamo incamminarci verso la stazione.

Yuppi yuppi il nostro treno fa 3 ore e mezza di ritardo. Aspettare un treno che ci metterà 12 ore ad arrivare a destinazione è come aspettare con ansia il tuo boia. Ma in quel momento preferisci il boia. E in effetti la partenza del treno è un evento gioioso. Non posso dire lo stesso della quarta ora di viaggio dopo aver scoperto che l’ammortizzazione non esiste e che i treni in birmania sono delle specie di bestie anomale che talvolta vanno al galoppo, saltellando poderosamente e compromettendo i tuoi dischetti intervertebrali, talvolta ondeggiano come delle gondole in mare aperto. E mancano altre 8 ore.
L’arrivo a Hsipaw ha il sapore della redenzione.
Poi uno si chiede perchè piuttosto che tornare a Mandalay sono disposta a sciropparmi 16 ore di autobus di filato..
Bagliori di Hspiaw
L’emozione di scoprire i monasteri buddisti, nella loro quotidianità, nei semplici gesti dei bambini, che vestiti di amaranto, come copie in miniatura dei monaci anziani, si ammassano a giocare per terra con un trenino o giocano con l’acqua fredda nell’ora del bagno. Rumorosi. Colorati. Rimanerli ad osservare ha qualcosa di magico. Entri nei templi timorosa, con la paura di non essere sufficientemente rispettosa della loro regole, ti togli le scarpe, non rivogli i piedi verso il Buddha, hai paura di intrometteri in una realtà che non è la tua. Ma i loro gesti, assolutamente conformi a quelli di un bambino della loro età ti riportano ad una spiritualità così semplice, così lontano dalle pomposità a cui siamo abituati. Sono pur sempre bambini ed è permesso loro di esserlo. Li trovi correre e ridere nelle pagode, ogni tanto una tunica rossa sgattaiola dietro di te e ti saluta. Nuvole. Folletti. Amaranto e oro. Profumo di incenso. E vecchi monaci che lentamente ti avvicinano e ti chiedono da dove vieni.
Oggi l’apoteosi della normalità ce l’ha offerta un monaco che ci ha invitato a giocare a ping pong con lui. Birmania contro Italia. Ci ha stracciato. Abbiamo riso. Poco prima di iniziare la partita, seduti nelle sue stanze, ci aveva sussurrato che eravamo fortunati a poter viaggiare all’estero mentre a loro rimaneva soltanto il sogno di farlo. Silenzio. Ma tutto riparte con una partita a ping pong sotto il sole.
Posted: Aprile 22nd, 2012 | Author: d'aria | Filed under: solidaria planet | Commenti disabilitati su Breaking Dawn

Io li chiamo i Vampiri. La Birmania è zeppa di spiritelli (nat) e di vampiri. Ma veri, in carne e ossa.
Appena arrivata all’aeroporto, dopo lo smarrimento del effetto phon caldo che mi soffiava addosso, salgo su una camionetta-forno e mi dirigo all’ostello. Nel tragitto, tra la foschia dell’umidità, scorgo macchie rossastre, ferrugginose, sugli sportelli delle macchine. Ogggesù…Sparatorie? Accoltellamenti al semaforo? Sgozzamenti di polli? Qualche metro più avanti un tizio in macchina si sporge dal finestrino e sputa a terra un fiotto rosso sangue. Minchia L’Ebbbbbola! Eppure il mio occhio clinico non ha rimarcato altri indizi di malessere generale, di iperpiressia, né tantomeno di disorientamento spazio-temporale. Il tizio ha vomitato sangue con una naturalezza che lascia intendere una certa quotidianità nell’attività sputereccia. Un po’ come soffiarsi il naso. O come le emorroidi croniche…
Quell’uomo fu soltanto il primo esemplare di una grande, immensa comunità di vampiri, sputacchiatori di sangue per strada, in bus, nella pagoda. Vampiri e grandi masticatori. Il mistero si chiarifica ben presto scorgendo, lungo le strade, dei tavolini adibiti alla preparazione del betel, una sorta di eccitante psico-fisico misto di foglie, tabacco e roba bianca che richiama subito l’eccitante per eccellenza.
La storia è questa. La mattina il Vampiro Stanco inizia la propria giornata con l’equanimità intrinseca a questa popolazione, anche se qualcosa intacca questo stato di placido fatalismo. Forse è la stanchezza, la mollezza degli arti appena svegli, lo stomaco vuoto. O la dipendenza. Velocemente, mentre guida, il Vampiro Stanco cerca nelle tasche il portafoglio, sceglie un’umida banconota, vecchissima, tanto che a fatica se ne riconoscono le forme e i colori . Scelta la banconota, o quel che resta di lei, sporge il braccio al semaforo. Un ragazzino che gira tra le macchine vendendo coroncine profumatissime di fiori si avvicina. Estae dalla tasca un sacchettino verde, al suo interno sono riconoscibili quattro pallette di foglie. Il Vampiro Rapido afferra il pacchetto in cambio della sua banconota e sempre tenendo una mano sul volante, apre il pacchetto e si infila una palletta in bocca. E inizia a masticare. Ancora. E ancora. La foglia di betel rilascia una quantità di liquido allucinante. O forse è un forte stimolatore della salivazione umana. Ma forte stimolatore. Il Vampiro Stanco ma Rapido si accende lentamente. Sappiate che per nessun motivo il Vampiro Stanco ma Rapido e In Botta arresterà l’unica attività che al momento fa vacillare la sua equanimità, ossia il masticare. Un piccolo criceto la cui bocca progressivamente si allarga, aumenta di volume rilassando lentamente le guance. La grande cavità orale diventa un otre per accogliere il succo del betel. Fagli un domanda, chiedigli di parlare. Il V.S.R.I.B vi parlerà attraverso la fessurina delle labbra, tenendo in bocca l’ettolitro di succo miracoloso. Bloahgr gholrah…una lingua onomatopeica per così dire. Rischia pure che ti schizza se si impegna un attimino nell’articolare le consonanti…
Il viso è deforme, l’occhio acceso e la bocca straripante di un succo color sangue ferroso. La trasfigurazione del Vampiro è ormai a termine.
Il miglior incontro con Il Vampiro è stata una notte, manco a dirlo. Partenza dall’ostello prima dell’alba. Un prode tassista si prende carico di me e si avvia verso la stazione degli autobus. Minchia, i Vampiri Stanchi li trovi alla mattina, quando il sole è già sorto! A quest’ora puoi solo trovare Il Vampiro Sfatto! Parte. E’ sfatto. Apre il finestrino per avere un po’ d’aria fresca ( e butta male sulla questione aria fresca ad aprile qui). Ma è sfatto. Sfatto di brutto. Al terzo chilometro di sofferenza, pensa che il finestrino non sia sufficiente e allora apre tutta la portiera. Una mano per volante e cambio, una per la portiera. Un genio. E’ talmente sfatto che lo stunt-man si abbiocca nonostante il suo corpo sia a meno di un metro dall’asfalto. Invoco il betel. Che miracolosamente passa veloce dalla tasca del tassista stunt-man alle sue fauci. Mastica, Vampiro Sfatto! E portami alla stazione!
Posted: Aprile 19th, 2012 | Author: d'aria | Filed under: solidaria planet | Commenti disabilitati su Tra l’India e la Cina c’è il Galles
Fa un caldo boia. No, può fare ancora più caldo. Non ci sperare. Oggi giravo con la canotta pezzata e questo già la dice lunga sull’abbigliamento sciantoso che ho adottato per il viaggio.
C’è qualcosa di molto diverso dall’Indonesia.
Gli odori sono diversi, meno dolci, più intensi e speziati.
Le donne con i pomodori, i pesci e i pezzi di maiale a terra esposti per la vendita.
L’assenza totale di motorette.
La polvere.
I monaci, e questa è facile.

Lento scorre il fiume, in rotta verso Mandalay. Acque placide, torbide, solcate solo dalla barca a motore. Pochi i turisti. Inglesi che per certi versi hanno ancora il sapore del coloniale, con i loro vestiti cachi, la loro mezza età, la pelle bruciata dal sole e gli occhialetti leggeri abbassati sul naso mentre leggono sull’orlo dell’assopimento i loro romanzi di viaggio. Siamo al 31 marzo e come spesso accade quando ti ritrovi immerso in coordinate spazio temporali che tanto si scostano da quelle a cui sei abituato, ecco che perdi completamente i tuoi punti di riferimento. Il tempo ha un altro sapore in questi luoghi. Sono passati 5 giorni ma ogni istante ha una durata diversa, dilatata. E cinque giorni valgono quasi come un mese. Da questo punto di vista lo scorrere lento del fiume rispecchia esattamente questa sensazione. A guardare fuori dal finestrino, in questa saletta da the, ascoltando uno dei marinai sperimentare arditamente uno strumento chitarriforme che mi ricorda qualcosa di indiano, ci si sente totalmente estraniati. Tutto molto opaco, l’umidità confonde i confini, annebbia i contrasti e uniforma i colori. La sabbia delle sponde si scioglie nell’acqua e nel cielo soprastante. Solo le barche dei pescatori si distinguono chiaramente, il loro scorrere senza rumore, il loro ondeggiare ritmato, le mani in alto per salutare.
Molto bene. Mentre scrivo ci siamo volontariamente schiantati contro un’altra barca per rifornire i nostri compagni di birra. Un bello scambio in the middle of the river. Geniale. Il comandante ha deciso che si vuole schiantare un’altra volta. Avanti pure, siamo al secondo botto. Chissà cosa si erano dimenticati di scambiarsi.
In attesa di nuove rocambolesche decisioni di manovra, veniamo alle prime immagine da fissare su carta e corteccia cerebrale…
Renegade e lo zio
Gallesi. La prima volta li incontriamo nell’ostello di Yangoon dove una delle impiegate ci rassicura sul nostro tranfert in taxi dicendoci che avremmo potuto dividerlo con 2 friendly guys. Diciamo che ad una prima occhiata non hanno né dei friendly, ne tantomeno dei guys.
45 e 72 anni, Renegade e lo Zio, sono coperti di tatuaggi home made che tanto hanno del galeotto. Si parla di tigri, dragoni, diavoli, qualche stemma del Galles e qualche nome di donna. Lo Zio non si rassegna al tempo che passa ed effettivamente anche il suo aspetto fisico è li a testimoniare un verosimile passato prestante. Sul presente la signorina aterosclerosi è ormai regina. Scopriremo nei giorni a seguire che l’origine di tatuaggi e spalloni è il mondo del pugilato con annessi e connessi. Senza voler categorizzare ma basandosi solo sui pochi cenni che Renegade ci ha fatto sulla vita passata de Lo Zio, stiamo parlando di scazzottate in preda all’alcool, galera, puttane, una simpatica giovane cambogiana che lo aspetta a Phnom Penh e pillole di viagra innaffiate nel wisky prese a dosaggi pachidermici. La signorina aterosclerosi è dunque in buona compagnia.
L’aspetto interessante nei due sta negli amabili contrasti forse più evidenti in Renegade, ma comunque caratterizzante anche Lo Zio viagrato.
Dopo aver fatto scendere a forza due tizi che avevano avuto la malaugurata e inconsapevole idea di sedersi negli ultimi due posti del pulman che ci avrebbe condotti a Bagan, obbligandoli così a prendere posto su un altro pulman altrettanto confortevole ma ripieno di “freaky monks”, scorgiamo Renegade tra i templi di Bagan a scattare fotografie, tutto preoccupato per la scarsa durata della sua batteria fotografica. Ecco che Renny (nella sua versione sweety) ci spiega teneramente che lui non ha niente contro i monaci ma che il solo problema è l’odore. Ma il buon Renny prosegue nel suo cammino spirituale mostrandoci altre profondità. La sua passione per il mare, la scelta di non essere pugile, come lo era stato suo padre e suo zio, il sogno di una pensione low profile lavorando come istruttore di diving con il suo bungalow sulla spiaggia.
Soltanto oggi la frivolezza di Renny oh dolce Renny ci ha spiazzato. L’omaccione tatuato, oltre ad aver già sfoderato una borsettina birmana a tracolla, si presenta nella sala da the in compagnia de Lo Zio maneggiando un bollitore d’acqua che chiede cortesemente di attaccare all’elettricità. Segue una sequenza memorabile.
Dalla borsetta a tracolla escono 2 bustine di the inglese
E a seguire, due simpatiche tazzine personalizzate che i due sanno riconoscere in base alla presenza di un cuoricino/ faccetta di scimmietta sorridente. Mentre sorseggiano il loro the home made, quell’ondeggiare di scimmiette e cuoricini tra i bicipiti tatuati e i discorsi ripetitivi prodotti dall’encefalopatia de Lo Zio, ha qualcosa di straordinario.
E a posteriori, rientrata in Italia, alla scrivania del mio freddo appartamentino, rileggo. E rido. Perché so come è andata a finire, da tanti punti di vista. Fortunelli voi che avrete un ulteriore spunto di comicità…
Renny, Lo Zio e il mio compagno di viaggio si prendono una sbronza a whiskey. Sì, a loro piace così, stomaco vuoto, 40 gradi e whiskey a garganella. Tenerino il darione che prova a comunicare con i tre.
Si sente dire che una donna va almeno picchiata una volta a settimana per dimostrarle il vero amore. Guardo Lo Zio che fa il segno del pugno come Rocky Balboa e deglutisco.
Si sorbisce un colossale trituramento di maroni da parte dell’accoppiata Renegade Gualano sulla propria vita sentimentale. Un “senti da che pulpito viene la predica” non mi è uscito dalla bocca giusto perché in due facevano 180 kg.
Le amorevoli tazzine scimmiate cuoriciose sono volate in acqua a seguito di un litigio gallese non meglio precisato.